Economia e Finanza

La Bulgaria entra nell’Euro: la storia si ripete, ma il popolo non lo sa ancora

Here we go. Action.

Ci siamo di nuovo.
Un altro Paese che entra nell’Euro convinto di fare il “salto verso il progresso”.
Un altro popolo che applaude il cambiamento… senza capire cosa significa davvero.

Questa volta tocca alla Bulgaria.

I giornali parlano di “modernizzazione”, “integrazione europea”, “stabilità finanziaria”.
Le stesse parole che hanno raccontato a italiani, francesi, spagnoli e portoghesi vent’anni fa.

E il risultato?
Lo abbiamo visto tutti, sulla nostra pelle.

Non è una teoria.
Non è ideologia.
È esperienza vissuta.


L’illusione del miglioramento — il conto arriva dopo

Quando una moneta nazionale sparisce, non cambia solo il simbolo sul biglietto.
Cambia la percezione del valore.

È successo in Italia.
È successo in Francia.
È successo in Spagna.

E succederà in Bulgaria.

Perché la vera arma non è l’euro in sé.
È l’arrotondamento psicologico.

Ti dicono:

“È la stessa cifra, solo convertita”

ma non è così.

Prima 1.000 lire erano 1.000 lire.
Poi diventano 1 euro.

E magicamente…
quello che valeva 1, diventa 2.
Poi 3.
Poi 5.

“Eh ma è il mercato”.

No.
È un meccanismo studiato.


Il trucco dei prezzi — come si raddoppia tutto senza che la gente se ne accorga

Facciamo un esempio semplice, proprio come succederà in Bulgaria:

Prima:

1 lev bulgaro = 0,50 euro

Un prodotto costa:

1 lev → cioè mezzo euro

Dopo l’ingresso nell’euro succede questo:

0,50 € → diventa 0,60 €
poi 0,70 €
poi 0,85 €
poi 0,98 €

Nella testa della gente sembra:

“Meno di 1 lev, tutto ok”

Ma la realtà è questa:

Paghi il doppio
per la stessa cosa
con lo stesso stipendio.

Ci vuole tempo.
Non succede in un giorno.

È una bollitura lenta.


Il paragone tra Paesi? Una trappola narrativa

Ti diranno:

“Ma in Olanda le auto costano uguali”
“Ma in Germania il prezzo è più basso”

Non ha senso confrontare i prezzi tra Paesi:

  • salari diversi
  • tasse diverse
  • costo della vita diverso

Ma il listino?
Quello sì, quello diventa “europeo”.

Ed è lì che il popolo perde.

Perché i prezzi salgono a standard UE…

…mentre gli stipendi restano balcanici.


Cos’è successo agli italiani?

Gli italiani ci sono già passati.

Dopo 5 anni dall’Euro:

  • il potere d’acquisto dimezzato
  • stipendi fermi
  • prezzi raddoppiati
  • risparmi evaporati

Nessuno lo diceva apertamente.
Era vietato criticarlo.

Chi lo faceva veniva etichettato:

“Populista”
“Ignorante di economia”
“Nemico dell’Europa”

Peccato che oggi lo ammettano persino gli economisti.

Ma troppo tardi per tornare indietro.


E ora tocca alla Bulgaria

E mi dispiace dirlo.

Davvero.

Perché il popolo bulgaro è uno di quelli che ha lavorato duro per rialzarsi.
Ha sopportato crisi, transizione, sacrifici.

E ora verrà consegnato nelle mani di quella grande macchina chiamata:

Europa

non come comunità…

ma come organizzazione economica che decide per te.

Non sarai più tu a stabilire:

  • il valore del tuo lavoro
  • il costo del tuo pane
  • il prezzo del tuo tempo

Lo farà il mercato “armonizzato”.

Tradotto:

Chi guadagnerà?

Le banche.
Le multinazionali.
Le catene di distribuzione.

Chi perderà?

Sempre gli stessi.

Il popolo.


Gli “ennemesi” non sono i nemici dell’Europa

Sono le prossime vittime.

Non è odio.
Non è rabbia.

È compassione.

Perché li vedo camminare verso la stessa strada
convinti che sia una porta per il futuro…

…quando in realtà è una gabbia dorata.

E fra qualche anno, quando si sveglieranno…

si sentiranno dire:

“Eh, ormai è così. Bisogna adeguarsi”.

Proprio come è successo a noi.


Finale amaro, ma vero

Non è questione di pro-Europa o anti-Europa.

È una questione di realtà:

Se togli a un popolo la sua moneta
gli togli la sua identità economica

E quando perdi il controllo del valore del denaro
perdi anche il controllo della tua vita.

E allora sì…

mi dispiace davvero per il popolo bulgaro.

Perché ancora non lo sa…

ma ha appena consegnato metà del suo futuro
a qualcuno che non vive nel suo Paese.

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