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Neurolink… Dal bloccarti il conto bancario al bloccarti la mente!

Quello che sta succedendo con Neuralink non è semplicemente un passo avanti nella medicina. È un passaggio di fase.

Fino a ieri si parlava di esperimenti, di pochi pazienti, di casi limite. Oggi si inizia a parlare di produzione di massa, di interventi sempre più rapidi, sempre più automatizzati. Quando una tecnologia arriva a questo livello, smette di essere una soluzione per pochi e diventa qualcosa destinato a entrare nella vita di tutti.

La narrativa è costruita in modo perfetto. Persone paralizzate che tornano a comunicare. Individui che non possono muoversi che riescono a interagire con un computer usando il pensiero. È una storia che nessuno può criticare, perché tocca la parte più umana che abbiamo.

Ed è proprio per questo che funziona.

Ma se si guarda più a fondo, si vede che questo è solo l’inizio. Perché una volta che hai creato un’interfaccia tra cervello e macchina, non stai più solo aiutando qualcuno. Stai creando un nuovo livello di connessione tra l’essere umano e il sistema.

E qui entra il punto che raramente viene detto.

I grandi capitali non si muovono per aiutare chi non può parlare. Non si muovono per chi non può muoversi. Quelle sono le storie che servono per introdurre la tecnologia.

I veri soldi si muovono altrove.

Si muovono dove c’è potere.

Si muovono dove c’è controllo.

Si muovono dove c’è vantaggio strategico.

Le industrie che muovono più denaro al mondo non sono quelle umanitarie. Sono quelle legate alla guerra, alla gestione dei dati, alle infrastrutture globali. E quando una tecnologia permette di entrare direttamente nel cervello umano, il suo valore non è più solo sanitario.

Diventa il livello più alto di accesso possibile.

Fino ad oggi il controllo è sempre stato esterno. Ti possono bloccare un conto, limitare una piattaforma, escludere da un servizio. Ma c’è sempre stata una distanza tra te e il sistema.

Con una tecnologia come Neuralink quella distanza si riduce fino quasi a sparire.

Non si tratta più solo di sapere cosa fai.

Non si tratta più solo di sapere cosa compri.

Si arriva a sapere cosa pensi.

E quando qualcosa può essere letto, può anche essere interpretato, influenzato, condizionato.

Non è una questione tecnologica. È una questione umana.

Chi controlla quella tecnologia controlla il livello più profondo dell’individuo.

In questo scenario, figure come Elon Musk diventano centrali. Non perché siano “buoni” o “cattivi”, ma perché rappresentano il punto in cui innovazione, capitale e potere si incontrano.

Quando una tecnologia di questo tipo esce dalla fase sperimentale e diventa accessibile, cambia tutto. Non è più una scelta puramente individuale. Diventa qualcosa che può essere richiesto, incentivato, reso necessario.

E qui si apre uno scenario che molti preferiscono non vedere.

Oggi viene testata con nobili intenzioni.

Domani potrebbe diventare un requisito.

Si parte dall’aiutare.

Si arriva al selezionare.

Chi accetta entra nel sistema.

Chi non accetta resta fuori.

E a quel punto il controllo non passa più solo da strumenti esterni come conti correnti o identità digitali. Può diventare qualcosa di diretto, immediato. Dal bloccare un accesso al limitare una possibilità, fino a un livello di integrazione totale.

Il precedente esiste già. Nel 2020 abbiamo visto come, in nome dell’emergenza, si possano introdurre condizioni che pochi anni prima sarebbero state impensabili. E una volta introdotte, diventano normalità.

Il passo successivo è legare sempre di più l’accesso al sistema all’accettazione di determinate tecnologie.

In questo contesto, strumenti come il reddito di cittadinanza possono trasformarsi da supporto economico a leva di controllo. Non più un aiuto, ma una condizione. Ricevi se accetti. Resti fuori se rifiuti.

E allora la questione non è più se la tecnologia funzionerà.

La questione è come verrà utilizzata quando sarà ovunque.

Perché se oggi si parla di chip per aiutare chi non può muoversi, domani si potrebbe parlare di chip per partecipare pienamente alla società.

E a quel punto la libertà non sarà più una condizione naturale.

Diventerà una scelta… concessa.

Così come è stato nel 2020, può accadere di nuovo. Solo su un livello più profondo.

Il 2030 sarà quel decennio dove il controllo sarà  360 gradi.

Non più sul corpo.

Ma sulla mente.

E quando arrivi a quel punto, non stai più usando la tecnologia.

È la tecnologia che sta usando te.

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