Esoterismo e Massoneria

Le società segrete più influenti non sono quelle che immagini

Quando pensiamo a una società segreta, immaginiamo immediatamente stanze sotterranee, cappucci neri, candele accese e rituali celebrati lontano dagli occhi del mondo.

Ma forse le organizzazioni più influenti non hanno bisogno di nascondersi in un castello.

Forse si trovano all’interno delle università più prestigiose.

Selezionano giovani ambiziosi prima che diventino presidenti, banchieri, giudici, diplomatici e dirigenti dei servizi segreti.

Li fanno incontrare quando non possiedono ancora un vero potere.

Creano tra loro un legame.

Poi aspettano.

Anni dopo, uno entra alla Casa Bianca.

Un altro arriva a Wall Street.

Un altro ancora diventa giudice, ministro, ambasciatore o responsabile di un’agenzia governativa.

A quel punto non è più necessario impartire ordini.

È sufficiente riconoscersi.

Tra tutte le confraternite universitarie americane, nessuna rappresenta meglio questo mistero di Skull and Bones, la società fondata a Yale nel 1832.

Il suo simbolo mostra un teschio sopra due ossa incrociate.

Sotto compare il numero 322.

La sua sede è un edificio quasi privo di finestre conosciuto semplicemente come la Tomba.

Ogni anno un gruppo estremamente ristretto di studenti viene invitato a entrarvi.

Tra coloro che hanno varcato quella porta troviamo presidenti degli Stati Uniti, uomini dell’intelligence, giudici, banchieri, diplomatici e fondatori di grandi imperi mediatici.

È soltanto una tradizione universitaria riservata a pochi privilegiati?

Oppure l’appartenenza apre davvero porte che agli altri restano chiuse?

Tutto cominciò a Yale

Skull and Bones venne fondata nel 1832 da due studenti di Yale: William Huntington Russell e Alphonso Taft.

Quest’ultimo apparteneva a una famiglia destinata a entrare nella storia politica americana. Suo figlio, William Howard Taft, sarebbe diventato presidente degli Stati Uniti e, successivamente, presidente della Corte Suprema.

La nuova società nasceva in un ambiente nel quale appartenenza sociale, istruzione e relazioni personali avevano un’importanza enorme.

Yale non era soltanto un luogo in cui ottenere un titolo di studio.

Era uno spazio nel quale i figli delle famiglie più influenti potevano incontrarsi, riconoscersi e prepararsi a occupare posizioni di responsabilità.

Skull and Bones portava questa logica a un livello superiore.

Non tutti potevano presentare una domanda.

Non bastava pagare una quota.

Non era sufficiente appartenere a una determinata facoltà.

Si veniva scelti.

Ogni anno la società selezionava tradizionalmente quindici studenti dell’ultimo anno.

Quindici persone su un’intera generazione universitaria.

Quindici futuri laureati destinati a condividere riunioni, rituali, segreti personali e un’appartenenza valida per tutta la vita.

La forza del gruppo non dipendeva quindi dal numero.

Dipendeva dalla selezione.

La prima illusione: credere che una società segreta debba avere molti membri

Un’organizzazione con milioni di aderenti può mobilitare una folla.

Ma un gruppo formato da poche centinaia di persone ben posizionate può raggiungere luoghi ai quali una folla non avrà mai accesso.

Skull and Bones non ha mai avuto bisogno di reclutare masse.

Il suo modello era opposto.

Pochi membri.

Scelti con attenzione.

Inseriti in un’università d’élite.

Legati tra loro prima dell’ingresso nel mondo professionale.

Il sistema si ripeteva ogni anno.

Quindici nuovi studenti entravano nella società.

Quelli delle generazioni precedenti proseguivano le proprie carriere.

Con il passare dei decenni, la rete si estendeva attraverso politica, finanza, diritto, diplomazia, industria, comunicazione e intelligence.

Non serviva che tutti raggiungessero posizioni importanti.

Era sufficiente che alcuni lo facessero.

Un solo membro alla Casa Bianca poteva contare più di centinaia di affiliati senza incarichi.

Un solo membro alla guida di un’autorità finanziaria poteva influire più di un’intera loggia locale.

Un solo giudice poteva partecipare a decisioni destinate a cambiare la storia del Paese.

Il potere di una rete non si misura dal numero di persone che contiene.

Si misura dalla posizione che quelle persone occupano.

La Tomba

La sede di Skull and Bones si trova nel campus di Yale.

È un edificio massiccio, severo, costruito in pietra e quasi completamente chiuso verso l’esterno.

Non assomiglia a una normale sede universitaria.

Non possiede grandi vetrate.

Non invita i passanti a entrare.

Sembra progettata per separare ciò che accade all’interno dal resto del mondo.

Gli studenti la chiamano The Tomb, la Tomba.

Già questo nome sarebbe sufficiente ad alimentare qualsiasi leggenda.

Ma il mistero non nasce soltanto dall’architettura.

Per gran parte della storia della società, i nomi dei membri non furono necessariamente il segreto principale. A essere protetti erano soprattutto le riunioni, le conversazioni e i rituali.

Il pubblico poteva conoscere l’identità di alcuni affiliati.

Non poteva però sapere con certezza cosa si dicessero dietro quelle pareti.

Ed è forse una forma di segretezza ancora più efficace.

Sapere chi entra, senza sapere cosa accade dopo.

Il rituale crea il potere oppure crea soltanto fiducia?

Secondo numerose testimonianze raccolte nel corso degli anni, l’esperienza all’interno della Tomba sarebbe progettata per creare un legame molto profondo tra i quindici membri della stessa classe.

I partecipanti discuterebbero delle proprie ambizioni, debolezze, esperienze personali e paure.

Le rappresentazioni teatrali, i simboli macabri e i rituali di passaggio avrebbero la funzione di separare la vecchia identità dello studente dalla nuova appartenenza al gruppo.

Dall’esterno, tutto questo può apparire come una forma di spettacolo universitario.

Una tradizione grottesca.

Un gioco riservato a giovani privilegiati.

Ma il rituale ha una funzione sociale precisa.

Crea un’esperienza condivisa che gli estranei non possono comprendere completamente.

Trasforma quindici conoscenti in una comunità.

Genera un linguaggio comune.

Produce ricordi, obblighi e segreti reciproci.

La domanda non è quindi se i rituali possiedano realmente qualche potere occulto.

La domanda è se siano capaci di produrre fiducia.

Perché, negli ambienti del potere, la fiducia vale più del denaro.

Un incarico importante non viene sempre affidato alla persona più competente in assoluto.

Spesso viene affidato alla persona ritenuta affidabile.

Qualcuno di cui si conoscono la storia, il carattere e le debolezze.

Qualcuno che appartiene allo stesso mondo.

Qualcuno che, in caso di difficoltà, risponderà alla telefonata.

Tre presidenti degli Stati Uniti

L’elenco dei membri diventati presidenti è il punto dal quale iniziano quasi tutte le teorie su Skull and Bones.

William Howard Taft entrò nella società durante gli anni trascorsi a Yale.

Nel 1909 divenne il ventisettesimo presidente degli Stati Uniti.

Dopo la fine della sua esperienza politica raggiunse un incarico ancora più straordinario: la presidenza della Corte Suprema.

Taft rimane l’unica persona nella storia americana ad aver guidato sia il potere esecutivo sia il vertice del potere giudiziario federale.

Decenni più tardi un altro membro, George Herbert Walker Bush, sarebbe diventato il quarantunesimo presidente.

Suo figlio George W. Bush, anch’egli affiliato a Skull and Bones, sarebbe diventato il quarantatreesimo.

Tre presidenti provenienti da una società che selezionava soltanto quindici studenti all’anno.

Il dato è impressionante.

Ma deve essere interpretato con attenzione.

Skull and Bones produce presidenti?

Oppure seleziona studenti che, per famiglia, ambizione, capacità e relazioni, possiedono già una probabilità superiore alla media di raggiungere il potere?

La differenza è fondamentale.

Forse la società non trasforma un giovane qualunque in presidente.

Forse individua giovani che si trovano già sulla strada giusta e offre loro una rete capace di rendere quel percorso più semplice.

Il padre, il figlio e la confraternita

Il caso della famiglia Bush ha reso Skull and Bones quasi inseparabile dall’immaginario complottistico americano.

Prescott Bush, padre di George H.W. Bush e nonno di George W. Bush, appartenne alla società.

Lavorò nel settore bancario e divenne successivamente senatore degli Stati Uniti.

Suo figlio entrò nella stessa confraternita.

Poi vi entrò anche il nipote.

Tre generazioni della stessa famiglia.

Banca.

Senato.

Intelligence.

Vicepresidenza.

Presidenza.

Poi una seconda presidenza.

È facile osservare questa successione e immaginare un progetto preparato in anticipo.

Ma le dinastie politiche non sono una caratteristica esclusiva delle società segrete.

Il nome di famiglia, la ricchezza, le conoscenze e l’accesso alle migliori università aumentano già enormemente le possibilità di ottenere determinati incarichi.

Skull and Bones potrebbe quindi non essere la causa originaria del potere della famiglia Bush.

Potrebbe essere uno dei luoghi nei quali quel potere si è consolidato.

Non la fabbrica dell’élite.

Il punto nel quale l’élite si riconosce.

Le elezioni del 2004

Nel 2004 gli elettori americani si trovarono davanti a una scelta apparentemente netta.

Da una parte il presidente repubblicano George W. Bush.

Dall’altra il candidato democratico John Kerry.

Due partiti.

Due programmi.

Due visioni dell’America.

Ma entrambi erano stati membri di Skull and Bones.

Il presidente e il suo principale avversario appartenevano alla stessa società universitaria riservata.

Per i teorici del complotto fu la conferma definitiva.

Qualunque fosse stato il risultato, un Bonesman sarebbe rimasto alla Casa Bianca.

L’elettore poteva cambiare partito.

Non poteva cambiare confraternita.

Naturalmente questo non dimostra che Bush e Kerry seguissero una strategia comune.

Le loro campagne furono realmente contrapposte e rappresentavano interessi politici differenti.

Appartenere alla stessa organizzazione universitaria non significa necessariamente condividere ogni scelta per il resto della vita.

Ma il significato simbolico rimane potentissimo.

In una nazione con centinaia di milioni di abitanti, i due principali candidati alla presidenza provenivano non soltanto dalla stessa università, ma dallo stesso gruppo composto da appena quindici studenti per generazione.

Una coincidenza possibile.

Ma una coincidenza che racconta molto sul modo in cui vengono selezionate le classi dirigenti.

Il legame con la CIA

Quando si parla di Skull and Bones viene spesso affermato che numerosi suoi membri sarebbero diventati direttori della CIA.

La realtà documentata è più precisa e, proprio per questo, non meno interessante.

Il caso più evidente è George H.W. Bush.

Prima di diventare vicepresidente e presidente degli Stati Uniti, Bush guidò la comunità d’intelligence americana come direttore della Central Intelligence.

Il collegamento tra la società e il vertice della CIA, quindi, è reale.

Ma presentare un’intera successione di direttori della CIA come membri di Skull and Bones rischia di esagerare le prove disponibili.

Diversi affiliati lavorarono nell’intelligence, nella diplomazia, nella sicurezza nazionale e nelle strutture governative.

Non tutti furono direttori dell’Agenzia.

Questa distinzione è importante perché una storia non deve essere ingigantita per risultare inquietante.

Un membro diventato contemporaneamente direttore dell’intelligence e presidente degli Stati Uniti è già un fatto straordinario.

A questo si aggiungono altri affiliati che operarono nei servizi, nella politica estera e nelle amministrazioni presidenziali.

La domanda diventa quindi inevitabile:

un ambiente fondato sulla discrezione, sulla fedeltà personale e sulla condivisione di informazioni riservate non rappresenta forse una preparazione perfetta per il mondo dell’intelligence?

Il potere non appartiene soltanto al presidente

Quando si cerca l’influenza di una società segreta, si commette spesso un errore.

Si guardano soltanto i capi di Stato.

Ma un presidente rimane in carica per un periodo limitato.

Le reti più profonde attraversano istituzioni che durano molto più a lungo.

Ministeri.

Tribunali.

Banche.

Università.

Fondazioni.

Giornali.

Società di investimento.

Studi legali.

Servizi di sicurezza.

Autorità di controllo.

Un membro non deve necessariamente diventare presidente per esercitare influenza.

Può consigliare il presidente.

Può finanziare una campagna.

Può selezionare i collaboratori.

Può dirigere un giornale capace di orientare l’opinione pubblica.

Può lavorare in una banca che finanzia imprese e governi.

Può diventare giudice e interpretare la legge.

Può ricoprire un incarico apparentemente tecnico, ma decisivo.

Il potere più efficace non è sempre quello che appare davanti alle telecamere.

Spesso è quello che decide chi comparirà davanti alle telecamere.

Giudici e uomini di legge

William Howard Taft rappresenta il collegamento più evidente tra Skull and Bones e il sistema giudiziario.

Dopo essere stato presidente degli Stati Uniti, divenne Chief Justice, presidente della Corte Suprema.

La stessa persona arrivò così al vertice di due dei tre poteri dello Stato.

Non contemporaneamente, naturalmente.

Ma all’interno della stessa carriera.

Altri membri storici della società entrarono nel mondo del diritto, diventarono giudici, procuratori, avvocati governativi e funzionari delle istituzioni federali.

Questo non dimostra che le loro decisioni venissero stabilite all’interno della Tomba.

Non esiste la prova di una centrale occulta capace di inviare ordini ai tribunali.

Ma una rete non ha sempre bisogno di ordinare.

Può influenzare attraverso la cultura condivisa.

Attraverso il modo in cui i membri interpretano il mondo.

Attraverso le persone che consigliano, promuovono o considerano affidabili.

Se individui formati negli stessi ambienti raggiungono ripetutamente le istituzioni, è possibile che sviluppino una visione simile di ciò che è naturale, giusto o necessario.

Non serve una riunione segreta.

A volte basta un’identica educazione.

Wall Street e le famiglie del potere

Skull and Bones è stata associata ad alcune delle famiglie più importanti dell’establishment americano.

Bush.

Taft.

Harriman.

Rockefeller.

Whitney.

Phelps.

Walker.

Nomi legati, in epoche diverse, alla politica, alle ferrovie, all’industria, alle banche e agli investimenti.

Tra i membri troviamo uomini che lavorarono in importanti istituzioni finanziarie e società di Wall Street.

Prescott Bush fu un banchiere prima di diventare senatore.

William Donaldson fu cofondatore di una società d’investimento, guidò la Borsa di New York e venne successivamente scelto per presiedere la Securities and Exchange Commission, l’autorità incaricata di controllare i mercati finanziari americani.

Il passaggio è interessante.

Prima Wall Street.

Poi l’istituzione che dovrebbe sorvegliare Wall Street.

Il fatto che una persona possieda esperienza finanziaria può renderla perfettamente qualificata per controllare il settore.

Ma può anche creare una vicinanza tra controllori e controllati.

Quando gli stessi ambienti producono banchieri, consulenti governativi e regolatori, il confine tra competenza e conflitto di interessi diventa sottile.

L’appartenenza a Skull and Bones non dimostra che ogni nomina sia stata decisa dalla confraternita.

Dimostra però quanto ristretto possa essere il mondo nel quale vengono cercate le persone destinate a ricoprire certi incarichi.

La rete non deve essere illegale per essere potente

Quando sentiamo la parola “complotto”, immaginiamo immediatamente un piano criminale.

Ordini segreti.

Ricatti.

Cospiratori che decidono guerre, crisi economiche ed elezioni.

Ma l’influenza delle reti d’élite può funzionare in modo molto più semplice.

Una telefonata.

Una presentazione.

Una lettera di raccomandazione.

Un finanziamento.

Un colloquio riservato.

Un posto in un consiglio di amministrazione.

Un incarico assegnato a una persona già conosciuta.

Nessuna di queste azioni è necessariamente illegale.

Eppure, sommate nel corso di decenni, possono produrre una differenza enorme tra chi appartiene alla rete e chi ne rimane fuori.

Il vero privilegio non consiste sempre nel ricevere un ordine diretto.

Consiste nel sapere chi chiamare.

Il potere del capitale sociale

Sociologi ed economisti utilizzano l’espressione capitale sociale per descrivere il valore prodotto dalle relazioni.

Due persone possono possedere la stessa preparazione.

Una delle due, però, conosce qualcuno che lavora nel settore desiderato.

Può ottenere informazioni prima che diventino pubbliche.

Può essere presentata a chi prende le decisioni.

Può ricevere consigli su come comportarsi durante un colloquio.

Può trovare un finanziatore.

Può ottenere una seconda possibilità dopo un fallimento.

La relazione non garantisce automaticamente il successo.

Ma riduce gli ostacoli.

In questo senso, Skull and Bones non avrebbe bisogno di controllare segretamente il mondo.

Le basterebbe offrire ai propri membri una quantità eccezionale di capitale sociale.

Quindici studenti scelti ogni anno.

Una rete che attraversa generazioni.

Un’identità comune.

Un forte obbligo di riservatezza.

L’accesso a ex membri già inseriti nelle istituzioni.

Non è magia.

È networking portato alla sua forma più esclusiva.

Selezione o trasformazione?

Per comprendere realmente il potere di Skull and Bones bisogna distinguere due fenomeni.

Il primo è l’effetto di selezione.

La società sceglie studenti che possiedono già caratteristiche particolari.

Ambizione.

Capacità di leadership.

Risultati accademici.

Popolarità nel campus.

Origini familiari importanti.

Partecipazione alla politica studentesca.

Prospettive professionali promettenti.

Se queste persone diventano influenti, non significa necessariamente che la società abbia creato il loro successo.

Potrebbe averle selezionate proprio perché quel successo era già probabile.

Il secondo fenomeno è l’effetto della rete.

Dopo essere stati scelti, i membri entrano in contatto con persone appartenenti ad altre generazioni.

Ricevono riconoscimento.

Costruiscono fiducia.

Ottengono accesso a opportunità che potrebbero accelerare il loro percorso.

La verità potrebbe trovarsi nell’unione dei due meccanismi.

Skull and Bones sceglie persone destinate ad avere successo.

Poi aumenta ulteriormente le loro possibilità.

Il mito rende la società ancora più potente

Esiste anche un terzo elemento: la reputazione.

Quando un’organizzazione viene considerata potente, le persone iniziano a comportarsi come se lo fosse.

Un giovane membro può sviluppare maggiore sicurezza perché crede di appartenere a una futura classe dirigente.

Un datore di lavoro può percepirlo come una persona già selezionata da un ambiente prestigioso.

Un altro membro può sentirsi moralmente obbligato ad aiutarlo.

Gli estranei possono attribuire alla società più influenza di quanta ne possieda realmente.

Il mito produce così conseguenze concrete.

Skull and Bones potrebbe non controllare segretamente il governo americano.

Ma la convinzione che riunisca futuri leader può contribuire a trasformare i suoi membri in leader.

La profezia si realizza da sola.

La società decide davvero chi governerà?

Non esiste una prova verificabile che Skull and Bones scelga in anticipo i presidenti degli Stati Uniti.

Non esistono documenti pubblici che dimostrino l’esistenza di un comitato capace di dirigere le decisioni dei propri membri dopo la laurea.

Non è dimostrato che presidenti, giudici e banchieri ricevano istruzioni dalla Tomba.

Non tutti i membri raggiungono posizioni importanti.

Non tutti condividono le stesse idee politiche.

L’elezione del 2004 dimostra proprio questo.

George W. Bush e John Kerry appartenevano alla stessa società, ma si affrontarono come avversari reali.

La confraternita non cancellò le differenze politiche.

Ma forse la domanda sbagliata è chiedere se Skull and Bones “decida tutto”.

Nessuna rete deve decidere tutto per avere influenza.

Può limitarsi a restringere il numero delle persone considerate adatte a decidere.

Può stabilire chi appare affidabile.

Chi viene presentato.

Chi viene ascoltato.

Chi riceve una telefonata.

Chi entra nella stanza.

Il privilegio più importante è invisibile

Quando una persona privilegiata ottiene un incarico, spesso il vantaggio che l’ha aiutata non è visibile.

Il pubblico vede il risultato finale.

Un nuovo dirigente.

Un nuovo consulente.

Un nuovo candidato.

Un nuovo giudice.

Non vede le conversazioni avvenute anni prima.

Non vede le presentazioni personali.

Non vede chi ha garantito per quella persona.

Non vede chi ha suggerito il suo nome.

Non vede le porte che non ha mai dovuto bussare perché erano già aperte.

Per questo le confraternite universitarie sono così difficili da analizzare.

Il loro potere, quando esiste, non appare necessariamente in un documento.

Si manifesta attraverso opportunità.

E un’opportunità lascia raramente una ricevuta.

Che cosa è documentato

Skull and Bones venne fondata a Yale nel 1832 da William Huntington Russell e Alphonso Taft.

La società selezionava tradizionalmente quindici studenti ogni anno.

Le riunioni e le pratiche interne erano riservate.

La sede è conosciuta come la Tomba.

William Howard Taft, George H.W. Bush e George W. Bush furono membri della società e diventarono presidenti degli Stati Uniti.

Taft divenne successivamente presidente della Corte Suprema.

George H.W. Bush fu direttore della Central Intelligence prima di diventare vicepresidente e presidente.

John Kerry era un membro di Skull and Bones.

Nel 2004, entrambi i principali candidati alla presidenza americana appartenevano alla società.

Tra i membri storici figurano politici, diplomatici, uomini d’affari, banchieri, giudici, giornalisti e persone che lavorarono nell’intelligence.

Che cosa rimane speculativo

Non è dimostrato che Skull and Bones controlli il governo degli Stati Uniti.

Non esistono prove che i suoi membri ricevano ordini politici dalla società dopo la laurea.

Non è corretto affermare senza distinzioni che numerosi direttori della CIA appartenessero alla confraternita.

Non è dimostrato che le elezioni del 2004 fossero state organizzate per garantire la vittoria di un suo membro.

La presenza di affiliati nelle stesse istituzioni non dimostra automaticamente l’esistenza di un piano coordinato.

Non sappiamo quanto le relazioni costruite nella società abbiano influito su ogni singola carriera.

Ma resta un fatto difficile da ignorare.

Un gruppo che seleziona soltanto quindici studenti all’anno ha prodotto tre presidenti, un direttore dell’intelligence diventato presidente, il vertice della Corte Suprema, uomini di Wall Street e figure centrali dell’establishment americano.

Forse Skull and Bones non governa segretamente il mondo.

Forse non ne ha bisogno.

Forse la sua vera funzione non è dire ai membri che cosa devono fare.

È fare in modo che, quando arriverà il momento di scegliere chi dovrà decidere, uno di loro sia già nella stanza.

E allora la domanda non è se dentro la Tomba venga preparato un grande complotto.

La domanda più inquietante è molto più semplice:

quante opportunità dipendono realmente dal merito e quante dalla porta che qualcuno ha aperto per noi prima ancora che arrivassimo?

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