Nuovo Ordine Mondiale (Rivelazioni incredibili)

Quello che non ti dicono sull’app UE che controlla la tua età (sarà obbligatoria)

Negli ultimi giorni Ursula von der Leyen ha annunciato una nuova app europea per verificare l’età degli utenti online.

Presentata così, sembra una di quelle iniziative che non puoi criticare. Proteggere i bambini, tenere lontani i minori dalla pornografia, evitare contatti pericolosi, ridurre il cyberbullismo.

Su questo non c’è discussione. Chiunque abbia un minimo di buon senso sa che un bambino non dovrebbe mai avere accesso a certi contenuti.

Il punto però non è questo. Il punto è quello che succede dopo.

L’idea è semplice: creano un’app gratuita, disponibile su smartphone, che ti permette di dimostrare che sei maggiorenne senza dover condividere i tuoi dati personali. Scarichi l’app, la colleghi a un documento, e il sistema genera una certificazione digitale della tua età. Quando entri su un sito, invece di inserire la data di nascita, mostri questa certificazione.

La tecnologia dietro si chiama “zero knowledge proof”: dimostri un’informazione senza rivelarla. Quindi, almeno sulla carta, più privacy e più sicurezza. Sembra quasi perfetto.

Il problema non è lo strumento. Il problema è sempre chi lo controlla e come verrà usato nel tempo. Perché la storia è sempre la stessa: si parte con una motivazione giusta, si introduce una soluzione tecnica, e poi, piano piano, quella soluzione si espande.

Lo abbiamo già visto.

Durante il COVID-19 pandemic ci hanno detto:

“È temporaneo”
“Serve per la sicurezza”
“Serve per proteggere gli altri”

Poi è diventato:

  • certificati obbligatori
  • accessi limitati
  • esclusione sociale per chi non si adeguava

E oggi?

Si prende lo stesso concetto
e lo si porta dentro Internet.

Oggi l’app serve per verificare l’età. Domani può diventare il modo per accedere ai social, dopodomani per pubblicare contenuti, poi per lavorare online. E a quel punto non è più una scelta, diventa una condizione obbligatoria per esistere digitalmente.

E quando tutta la tua identità passa da un sistema digitale centralizzato, basta un click per escluderti. Un click. Non perché hai fatto qualcosa di illegale, ma perché hai detto qualcosa che non piace, perché non ti allinei, perché vieni considerato fuori dal sistema.

Ti diranno che è open source, che è trasparente, che è sicura. E probabilmente è anche vero. Ma non è quello il punto. Il punto è che stai creando l’infrastruttura. Una volta che esiste, può essere usata in modi molto diversi da quelli iniziali. E la direzione non la decide la tecnologia, la decide il potere.

Una volta era molto più semplice.

Facciamo un esempio semplice.

Quando andavi in edicola a comprare un giornaletto “proibito”:

  • chi controllava? il negoziante
  • funzionava? più o meno
  • si aggirava? sempre

Te lo comprava il fratello più grande.
Fine della storia.

Sistema imperfetto, certo.

Ma umano.
Limitato.
Non centralizzato.

Oggi invece?

Vogliono creare un sistema dove:

ogni accesso passa da un’autorizzazione digitale

Diciamolo chiaramente.

Il problema non sono solo i contenuti per adulti.

Il problema è che Internet oggi è diventato:

  • dipendenza
  • distrazione continua
  • manipolazione

Gli “short” idioti, lo scrolling infinito…

Quello distrugge sia i bambini che gli adulti.

Ma su questo?

Silenzio totale.

Perché quello genera soldi.

E allora viene da farsi una domanda.

Serve davvero a proteggere i minori… oppure a creare un sistema dove l’accesso a Internet passa da un’autorizzazione?

Perché quando devi dimostrare chi sei per entrare ovunque, quando tutto passa da un’identità digitale, quando qualcuno può decidere se farti accedere oppure no, non stiamo più parlando solo di sicurezza.

Stiamo parlando di controllo.

E la domanda finale è sempre la stessa.

È davvero per proteggerci… o per controllarci?

1 comment

Lia Arca 23/04/2026 at 16:07

Cosa si può fare per riuscire ad usare almeno home banking? E WhatsApp? Senza passare per questa via.

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