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Svizzera? Sempre un passo avanti, anche se non è comunque la nazione perfetta.

Ecco alcune considerazioni.

Motivo 1

Il referendum svizzero sul contante: libertà, sicurezza e futuro del denaro

L’8 marzo 2026 la Svizzera ha tenuto un referendum di grande rilievo, passato quasi inosservato fuori dai confini nazionali e nelle testate mainstream italiote, ma destinato ad avere implicazioni profonde: quello sulla tutela del denaro contante.

Pochi giorni prima del referendum italiano sulla separazione delle carriere dei magistrati, anche i cittadini svizzeri sono stati chiamati alle urne per esprimersi su un tema centrale nella trasformazione economica contemporanea.

Il quesito mirava a introdurre nella Costituzione federale un principio esplicito di protezione del contante, inserendo tra i diritti garantiti la disponibilità e la circolazione di monete e banconote. Si tratta di un passaggio tutt’altro che simbolico, perché tocca uno dei nodi più sensibili del rapporto tra cittadini, Stato e sistema finanziario.

L’esito della votazione è stato netto: il 73,4% dei votanti ha approvato il controprogetto del governo, con il consenso di tutti i 26 cantoni.

Questo risultato evidenzia una convergenza quasi totale della popolazione su un principio considerato fondamentale: il contante deve continuare a esistere e a essere accessibile.

Il referendum svizzero si inserisce in un contesto più ampio, segnato dalla crescente diffusione dei pagamenti digitali. Carte, app e sistemi elettronici stanno progressivamente sostituendo il denaro fisico, alimentando però timori diffusi. I promotori dell’iniziativa popolare – riassunta nello slogan “Il denaro contante è libertà” – hanno infatti sollevato una preoccupazione chiara: nel lungo periodo, il contante potrebbe scomparire.

Dietro questa paura si nasconde una questione più profonda. Il denaro contante costituisce per molti e soprattutto per le persone piú acute, una forma di autonomia individuale, uno strumento che garantisce anonimato, accessibilità e indipendenza da infrastrutture tecnologiche.

Al contrario, i sistemi digitali, pur efficienti, implicano tracciabilità e dipendenza da circuiti bancari e tecnologici, alimentando di fatto il controllo sempre piú capillare e maniacale che, non solo i social, bensì anche gruppi di potere, piú o meno nascosti, auspicano per Il popolo, in un evidente e temibile futuro distopico.

Il sistema svizzero ha affrontato questa tensione con una soluzione tipica della sua democrazia diretta: affiancare all’iniziativa popolare un controprogetto governativo. I cittadini hanno potuto esprimersi su entrambi i testi, scegliendo quale preferire in caso di doppia approvazione.

Se da un lato l’iniziativa chiedeva una tutela forte e generale del contante, dall’altro il controprogetto ha proposto una soluzione più precisa: elevare a livello costituzionale norme già esistenti, garantendo in modo esplicito la disponibilità di monete e banconote e rafforzando il ruolo del franco svizzero come valuta nazionale.

Il risultato finale mostra chiaramente la direzione scelta dagli elettori. L’iniziativa popolare “Il denaro contante è libertà” è stata respinta (circa il 45,6% di sì contro il 54,4% di no), mentre il controprogetto è stato approvato con un ampio consenso superiore al 73%.

Questo doppio esito è particolarmente significativo. Da un lato, indica che i cittadini condividono le preoccupazioni dei promotori; dall’altro, dimostra una preferenza per una soluzione istituzionale più equilibrata e tecnicamente definita.

Il referendum si inserisce inoltre in una giornata elettorale più ampia, in cui gli svizzeri hanno votato su diversi temi, tra cui il canone radiotelevisivo, il fondo climatico e la riforma fiscale. Anche in questo contesto, la questione del contante emerge come uno dei pochi temi capaci di raccogliere un consenso trasversale e compatto nel pragmatico popolo elvetico.

In definitiva, la scelta svizzera rappresenta un segnale politico e culturale forte. In un’epoca dominata dalla digitalizzazione, la Confederazione ha deciso di non abbandonare il denaro fisico, riconoscendone il valore non solo economico, ma anche sociale e simbolico.

Il messaggio è chiaro: innovazione sì, ma senza rinunciare agli strumenti che garantiscono libertà, inclusione e sicurezza. Una lezione che potrebbe presto diventare centrale anche in altri Paesi europei, alle prese con lo stesso equilibrio delicato tra progresso tecnologico (portato avanti e venduto come fosse la panacea di tutti I mali sociali) e diritti fundamentali dell’uomo, sempre piú dimenticati anche dalle “dittatocrazie” occidentali.

Insomma “NO alla sudditanza di chi vuole solo piú valute digitali, come gli Euroburocrati, lacchè delle banche.

Motivo 2

In marzo la Svizzera ha ufficialmente respinto due richieste degli Stati Uniti di far sorvolare il proprio spazio aereo a due aerei militari da ricognizione americani, motivando il No con il diritto di neutralità. Berna ha invocato la Costituzione che vieta il supporto a conflitti in corso, riferendosi alle Guerra scatenata da USA/Israele contro l’Iran.
Punti chiave di tale decisione
  • Violazione della Neutralità: Il Consiglio federale ha sottolineato che il diritto internazionale e la neutralità svizzera impediscono il sorvolo da parte di parti in conflitto per scopi militari diretti.
  • Contesto Internazionale: Questa decisione, avvenuta a marzo 2026, si inserisce in un clima di forti attriti diplomatici, arrivando dopo che anche la Spagna di Sanchez aveva giustamente negato autorizzazioni simili.
  • Coerenza Diplomatica: Nonostante il rifiuto, la Svizzera ha continuato a mantenere un ruolo delicato nella crisi tra Washington e Teheran, ribadendo la sua posizione di mediatore neutrale.
Il rifiuto è visto come un atto di indipendenza politica (ora piú che mai dai bellicosi USA sionisti) che radica le sue basi nel rigido rispetto della neutralità armata elvetica, sancita fin dall’epoca del Congresso di Vienna, dal secondo decennio del 1800.
Insomma, “NO” alla sudditanza degli Stati Uniti d’America del menzognero Trump.

Motivo 3

La Svizzera non si sta, come sempre, distinguendosi solo per la “pietra miliare” del contante inserito nella Costituzione elvetica, e delle risposte negative

Bensì ha da poco, e finalmente, presto una posizione chiara (e chissà se opportunistica o meno) contro il vergognoso comportamento internazionale di Israele e del suo governo.

 

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