Italia: la CRISI di 2 famosi giornali
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Italia: la CRISI di 2 famosi giornali
Oggi vi presento in quadro aggiornato — e critico — della situazione della vendita de La Stampa e La Repubblica da parte del gruppo editoriale Gedi, con un focus esplicito sul ruolo poco positivo della proprietà (in particolare di John Elkann, bilderberghiano e sionista, a capo della holding Exor che controlla Gedi).
La notizia che La Stampa e La Repubblica — due pilastri storici dell’informazione italiana e simboli di pluralismo giornalistico (ma di certo non negli ultimi anni in cui avevano a capo direttori sionisti o filosionisti, evidentemente di parte e poco obiettivi — siano in procinto di essere venduti dal gruppo Gedi di proprietà della famiglia Agnelli-Elkann ha scosso l’editoria e la politica italiana negli ultimi mesi.
Chi controlla Gedi è Exor, la holding finanziaria guidata da John Elkann, erede e presidente del gruppo Agnelli. Per anni, Exor ha gestito Gedi con la logica di un asset di portafoglio, ma le difficoltà economiche dei quotidiani e la crescente pressione degli azionisti hanno spinto Elkann verso una decisione drastica: vendere testate che sono invece parte integrante della storia culturale e civile del Paese.
La trattativa con il gruppo greco Antenna del magnate Theodore (Thodoris) Kyriakou ha assunto connotati sempre più concreti nelle ultime settimane. L’accordo in esclusiva — che riguarda principalmente La Repubblica, le attività digitali e radiofoniche, e potrebbe includere La Stampa — ha generato forte preoccupazione nelle redazioni per il futuro dell’indipendenza editoriale, nonché reazioni istituzionali e politiche. Ma anche grosse manifestazioni di giornalisti, a Roma e a Torino, I quali forse non pensavano che Gedi ed Elkann potessero arrivare a tale disimpegno e tali svendite.
I giornalisti delle due testate hanno infatti reagito con scioperi, assemblee permanenti e agitazioni continue, esprimendo aperta diffidenza verso la proprietà attuale e denunciando una gestione che considera il giornalismo come merce da svendere senza garanzie su occupazione e autonomia editoriale.
Le critiche principali nei confronti di Elkann e della sua proprietà si concentrano su alcuni punti chiave:
- Mancanza di una visione editoriale: La scelta di vendere a un gruppo straniero, piuttosto che rafforzare la presenza italiana nel settore dell’informazione, è vista da molti come un segno di disimpegno dalla responsabilità culturale e democratica che le testate storiche dovrebbero avere.
- Tempistiche e comunicazione approssimative: I giornalisti hanno lamentato la mancanza di trasparenza su tempi e modi della vendita, nonché l’assenza di un progetto che tuteli i lavoratori e la qualità del prodotto editoriale.
- Interessi finanziari prioritari rispetto alla funzione pubblica: Secondo diverse analisi, Elkann sembra più concentrato a sgomberare un’attività poco profittevole e a fare cassa rapidamente che a preservare un patrimonio di informazione plurale e critico, esattamente come ha fatto con altre grosse svendite nel settore automobilistico e industriale come quelle di COMAU, MAGNETI MARELLI, Iveco etc.
In particolare, il coinvolgimento di un possibile acquirente greco è visto con sospetto: alcuni sottolineano che Antenna potrebbe non essere realmente interessato a tutte le testate (per esempio La Stampa potrebbe essere poi rivenduta separatamente), il che rende l’operazione ancora più frammentata e insicura.
Critici osservano che questa decisione — spinta, secondo loro, da scelte puramente finanziarie e non da una visione editoriale o di servizio pubblico — rappresenta una cesura netta rispetto al ruolo storico di queste testate nella democrazia italiana. La prospettiva che giornali del genere finiscano in mani straniere, o vengano spezzettati e ridimensionati, è percepita come un simbolo di decadenza del sistema mediatico nazionale.
In conclusione, il ruolo di Elkann e della proprietà è giudicato da molti osservatori non positivo, perché prevalgono logiche finanziarie e di dismissione piuttosto che l’impegno a preservare valori pluralistici e culturali radicati in decenni di storia editoriale italiana.
Insomma povera Italia spezzettata e svenduta a tutto il Mondo senza rispetto per gli Italiani. Solo in nome del profitto e del neoliberismo piú sregolato.
Alla prossima svendita…
Anna




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