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Fordow: il grande problema di US-raele

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Fordow: il grande problema di US-raele.

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Il cuore nascosto del nucleare iraniano e l’obiettivo impossibile di Israele.

Prima di tutto, in questo articolo, vorrei condividere con voi questa considerazione.

Premesso che in questa Guerra contro l’Iran gli aggressori  americano-sionisti sono i medesimi che ora, nella persona del mendace burattino Trump, stanno affermando che è lo stesso paese aggredito e offeso a chiedere di fare negoziati di pace (come se stesse per arrendersi…), ecco questi aggressori criminali come possono pensare che crediamo alle loro emerite “BALLE SPAZIALI”?
Insomma dopo le loro ripetute MENZOGNE smentite piú volte, dopo i loro innumerevoli false flag per accusare Nazioni INNOCENTI, dopo molti crimini impuniti, pensano di avere ancora qualche credibilità?
Pensano ancora di poter imbambolare tutta la gente, solo comprando giornalisti e agenzie di stampa famose (come la numero uno in Italia), e pagandole per dire mezze verità o addirittura falsità complete?

Ciò detto, parliamo di un punto apparentemente nodale della Guerra (altrochè operazione come la definiscono gli USA), scatenata contro l’Iran il 28 febbraio u.s.

Parliamo cioè della centrale di Fordow: il cuore nascosto del nucleare iraniano e l’obiettivo impossibile di Israele.

La centrale nucleare di Fordow rappresenta oggi uno dei nodi più critici della crisi tra Iran, Israele e Stati Uniti, soprattutto alla luce delle strumentali affermazioni sioniste.
Non sarebbe cioè solo un impianto, ma un simbolo strategico, tecnologico e politico.
È il luogo dove si starebbe giocando una parte decisiva dell’equilibrio nucleare globale, ed è anche il bersaglio più difficile da colpire in un eventuale tentativo di fermare l’ipotetico programma atomico iraniano, per altro smentito non solo da agenzie internazionali, ma anche da agenzie di intelligence statunitensi, come affermato dal dimissionario Joe Kent, ex capo dell’antiterrorismo USA.

Impianto costruito per sopravvivere alla guerra, Fordow, chiamato ufficialmente  Fordow Fuel Enrichment Plant, si trova nei pressi della città di Qom, circa 160 km a sud di Teheran. La sua caratteristica principale è la profondità: è scavato sotto una montagna, a circa 80-90 metri sotto terra, protetto da strati di roccia e cemento armato progettati proprio per resistere a bombardamenti, da esperti mondiali fin dal dal primo decennio del 2000.
Questa scelta non è casuale. Fin dall’inizio, l’Iran ha costruito Fordow con l’obiettivo esplicito di renderlo inattaccabile, soprattutto da parte di Israele, che da anni definisce (senza prove) il programma nucleare iraniano una minaccia esistenziale.

Originariamente, il sito era una base militare dei Pasdaran (Guardia Rivoluzionaria), poi convertita in impianto di arricchimento dell’uranio. La sua esistenza è stata rivelata solo nel 2009, dopo che era già nota ai servizi di intelligence occidentali, ma soprattutto a quelli Israeliani, notoriamente infiltrati in tutto il Medio Oriente, e particolarmente in Iran.

A Fordow l’Iran arricchisce uranio, cioè aumenta la percentuale dell’isotopo fissile U-235. Questo processo è essenziale sia per scopi civili (energia nucleare) sia, potenzialmente, per la produzione di armi atomiche.

Negli ultimi anni, l’impianto è stato al centro di forti preoccupazioni internazionali, volutamente portate ad un parossismo mediatico dalla corrente sionista.
Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), nel sito sono stati rilevati livelli di arricchimento fino all’83,7%, molto vicini alla soglia del 90% necessaria per uso militare, ma per ammissione stessa del suo direttore Rafael Grossi, non esistevano prove della volontà dell’Iran di arrivare ad avere armi nucleari, né di averle già.
Rilevante è comunque la quantità di materiale accumulato: oltre 400 kg di uranio arricchito al 60%, una quantità teoricamente sufficiente per produrre diverse armi nucleari se ulteriormente raffinate: così riportava poco tempo fa, l’agenzia Reuters.

Questo dato ha permesso strumentalmente di far cambiare radicalmente la percezione del rischio, tramite i media del mainstream: non si tratterebbe più di un programma lontano dalla bomba, ma di una capacità potenzialmente imminente.

Ma che paura per Israele (che per altro può detenere da decenni un vergognoso numero di testate nucleari) e compagni sionisti di merende!

Ecco dunque l’ossessione di Israele che non riesce a distruggere questa centrale.
Il problema per Netanyahu e complici è il seguente punto chiave: Fordow è progettata per resistere.
I raid israeliani del 2025 hanno colpito diverse infrastrutture nucleari iraniane, ma non sono riusciti a distruggere il cuore sotterraneo dell’impianto.

Il motivo è tecnico: Israele non dispone di bombe abbastanza potenti per penetrare a quella profondità. Solo gli Stati Uniti possiedono l’arma necessaria, la GBU-57 “Massive Ordnance Penetrator”, una bomba da circa 13-14 tonnellate progettata per distruggere bunker sotterranei.
Questo rende Fordow non solo un obiettivo militare, ma anche un fattore di dipendenza strategica: senza il supporto americano, Israele non può eliminarlo completamente.

Nel giugno 2025, durante quella che è stata definita la “guerra dei dodici giorni” tra Iran e Israele, gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente bombardando Fordow insieme ad altri siti nucleari come Natanz e Isfahan.
L’operazione ha impiegato proprio le bombe bunker-buster, colpendo punti strategici come i condotti di ventilazione dell’impianto.

Tuttavia, nonostante le dichiarazioni politiche iniziali — secondo cui il sito sarebbe stato “completamente distrutto” — le analisi successive (al di là delle uscite autopromozionali di Trump) sono molto differenti. Gli esperti ritengono che i danni siano stati significativi ma tutt’altro che definitivi, come riportato per esempio dalla testata americana del Washington Post.

Anche il direttore dell’IAEA ha parlato di “danni molto importanti”, ma non della distruzione totale dell’impianto.

Questo è il punto cruciale, non digerito da Israele: Fordow può essere danneggiata, ma distruggerla completamente è estremamente difficile.

Dopo i bombardamenti di US-raele, immagini satellitari hanno mostrato segni evidenti di danni superficiali, ma anche attività di ricostruzione. L’Iran ha iniziato rapidamente a riparare le strutture colpite, dimostrando una notevole capacità di recupero, come riportato dal The Times of India.
Questo conferma un’altra realtà spesso sottovalutata: il programma nucleare iraniano non è legato a un singolo impianto. Anche se Fordow venisse gravemente compromessa, Teheran possiede competenze, materiali e infrastrutture per continuare.
Inoltre, secondo diverse analisi, parte del materiale nucleare potrebbe essere stato spostato prima degli attacchi, riducendo ulteriormente l’efficacia dei bombardamenti.

Nel 2026, Fordow è tornata al centro della scena. I nuovi attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele hanno nuovamente preso di mira l’impianto, utilizzando ancora bombe bunker-buster, ma senza riuscire a eliminare completamente le capacità nucleari iraniane, così riporta la testata Wired.
La guerra in corso ha trasformato Fordow in un obiettivo strategico permanente. Non è più solo una struttura industriale, ma un bersaglio militare prioritario.
Secondo alcune ipotesi diplomatiche recenti, tra le condizioni per un eventuale accordo ci sarebbe addirittura la dismissione completa di Fordow insieme ad altri siti nucleari iraniani, cosi segnala il The Guardian.
Ma questa prospettiva appare, almeno per ora, poco realistica.

Fordow è importante per tre motivi principali.
1. È il sito più protetto dell’Iran
La sua posizione sotterranea lo rende praticamente invulnerabile agli attacchi convenzionali.
2. È centrale per l’arricchimento avanzato
Qui l’Iran può produrre uranio a livelli molto elevati, avvicinandosi alla soglia militare.
3. È un simbolo politico
Per Teheran, Fordow rappresenta la capacità di resistere alle pressioni occidentali. Distruggerlo significherebbe non solo un colpo tecnico, ma anche psicologico e strategico.

Il caso Fordow dimostra una verità fondamentale: nel mondo contemporaneo, la superiorità militare non garantisce automaticamente la vittoria.
Gli Stati Uniti possono colpire il sito, ma non eliminarlo con certezza. Israele lo considera una minaccia esistenziale, ma non può distruggerlo da solo. L’Iran, pur sotto pressione, riesce a mantenere e ricostruire le proprie capacità.
Questo crea un equilibrio instabile, in cui ogni attacco rischia di accelerare, anziché fermare, il programma nucleare iraniano.

Il vero problema non è quindi di per sè Fordow, ma ciò che rappresenta per i due stati canaglia, Israele e i suoi sostenitori-servetti, gli USA, i quali vogliono assumere finalmente il ruolo di unici dominatori geopolitici, petroliferi ed economici della ormai devastata regione Mediorientale, senza l’ombra di uno stato potente, forte, ricco, controcorrente, antiamericano e antisionista, come l’Iran, in grado per altro di contrastare tutti I loro sporchi interessi egemonici e imperialistici nell’area.
Se l’Iran decidesse di portare l’arricchimento al 90%, come conclamato dal ruffiano mainstream, potrebbe teoricamente ottenere materiale per armi nucleari in poche settimane.
Ma questo lo dicono i sionisti per coinvolgere i deboli e asserviti governi europei.
Allo stesso tempo, ogni attacco militare aumenta il rischio di escalation regionale, come dimostrano gli sviluppi più recenti del conflitto, con attacchi incrociati e coinvolgimento diretto di più paesi.
Fordow è quindi al centro di un paradosso: è costruita per evitare la distruzione, ma proprio questa invulnerabilità la rende una minaccia ancora più destabilizzante per chi sta attaccando l’Iran.

Conclusione
La centrale di Fordow non è solo un impianto nucleare. È il cuore di una sfida geopolitica globale che coinvolge, economia, energetica, tecnologia, strategia militare e diplomazia internazionale.
I raid degli ultimi anni hanno dimostrato che colpire Fordow è possibile, ma eliminarla definitivamente è un’altra cosa. Finché questo sito resterà operativo — anche solo parzialmente — il programma nucleare iraniano continuerà a rappresentare una delle principali fonti di tensione e preoccupazione per i sionisti israelo-americani.
Diciamolo: solo per loro, non per Il Mondo Occidentale. Non cadiamo nell’inganno propinatoci dai sionisti.
Proprio questo è il punto più inquietante per loro: Fordow non è progettata per vincere una guerra, ma per sopravvivere a tutte, così come l’anima dell’antica Persia, che i soliti diavoli vogliono estirpare.

Alla prossima.

Anna

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5 comments

Sergio Salvelli 01/04/2026 at 17:05

Bel servizio Anna .Grazie

Lia Arca 28/03/2026 at 17:44

A me fa più paura la ricca presenza di armi atomiche in mano di Israele. Troppo spesso si sente parlare di Opzione Sansone e, ahimè , si sa cosa significherebbe per l’umanità intera. Speriamo in Dio.

ATur 01/04/2026 at 05:31

Ciao Lia, l’Iran non le ha mentre Russia, India, USA, Cina, Corea del Nord, Pakistan, Israele, Francia e Regno Unito, si.

Grazie e un caro saluto,
Anna

Marino Danielis 28/03/2026 at 16:20

grazie, Anna, per le informazioni precise sul sito nucleare iraniano. Una domanda: non credi che a questo punto l’Iran, con l’arricchimento ormai probabile al 90%, non abbia già costruito la sua bomba atomica per le evenienze future?

ATur 01/04/2026 at 05:24

Ciao Marino, penso ci sia andato vicino a costruirla, ma non ce l’ha. Certamente se la guerra continua in qualche modo potrebbe procurarsela o farsela.
Al momento non ce l’ha.
Un caro saluto,
Anna

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