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Guerra o nuovi negoziati?

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Guerra o nuovi negoziati?

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Nelle ULTIME ore, anche a seguito delle accuse iraniane agli USA di aver violato la tregua con il suo tentativo di blocco di Hormuz alle navi iraniane,  Trump ha controaccusato l’Iran di “violazione totale” del cessate il fuoco e affermato che gli Stati Uniti si recheranno in Pakistan per riprendere i negoziati.
“Spero che lo accettino perché, se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran”, ha detto il presidente americano Donald Trump, riferendosi a un accordo, in cui gli Stati Uniti pretendono dall’Iran la consegna dell’Uranio arricchito.

Ma cosa è successo nello specifico?

Domenica 19 aprile, il presidente degli Stati Uniti Donald ha accusato l’Iran di una “violazione totale” del cessate il fuoco tra i due Paesi per aver aperto il fuoco contro navi vicino allo Stretto di Hormuz, e ha rinnovato la minaccia di distruggere ponti e centrali elettriche iraniane se l’Iran non accetterà le sue condizioni.
Trump ha dichiarato che i suoi inviati sarebbero arrivati ​​in Pakistan questa sera (lunedì sera), pronti a tenere ulteriori colloqui.
Ecco l’annuncio sbandierato ai “quattro venti”.
“Stiamo offrendo un accordo molto equo e ragionevole (come sempre Trump “vende Democrazia” fittizia) , e spero che lo accettino perché, se non lo faranno, gli Stati Uniti distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran”, ha scritto sui social media. “BASTA CON IL SIGNOR GENTILE!”

Insomma l’ennesima sbruffonata del burattino di Washington.

L’Iran, che ha bloccato lo stretto alle navi diverse dalle proprie sin dall’attacco statunitense e israeliano del 28 febbraio, aveva annunciato lo scorso venerdì la riapertura dello stretto.
Ma aveva ribaltato tale decisione il giorno successivo, dopo che Trump si era rifiutato di interrompere il blocco statunitense delle navi iraniane.
Sabato, almeno due navi hanno segnalato di essere state bersagliate da colpi d’arma da fuoco mentre si avvicinavano allo stretto (qualcuno ha affermato fossero indiane…), e da allora i dati di navigazione non hanno mostrato alcun movimento attraverso il corso d’acqua.
“L’Iran ha deciso ieri di sparare proiettili nello Stretto di Hormuz: una violazione totale del nostro accordo di cessate il fuoco!”, ha scritto Trump nel suo post di domenica. “Non è stato carino, vero?”

Ciononostante, e nonostante le nuove minacce di Trump di riprendere i bombardamenti, l’annuncio del ritorno dei funzionari statunitensi in Pakistan è stata la prima conferma ufficiale della ripresa dei colloqui. Come vi avevo riportato, il primo ciclo di colloqui, svoltosi una settimana prima, si era concluso senza alcun risultato concreto.
Il capo negoziatore iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, ha affermato che le due parti restano distanti sulle questioni nucleari e sullo stretto, i due principali punti di disaccordo.
STA DI FATTO CHE LO STRETTO DI HORMUZ è attualmente di NUOVO CHIUSO.
Domenica mattina presto, due petroliere per il trasporto di gas di petrolio liquefatto sono state avvistate dai siti di tracciamento navale mentre si dirigevano verso est, in direzione dello Stretto, ma l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim ha riferito che le forze armate iraniane le hanno respinte. I dati sul traffico marittimo non hanno mostrato altri movimenti dopo la mezzanotte.
Giunta ormai all’ottava settimana, la guerra ha provocato il più grave shock per le forniture energetiche globali della storia, facendo impennare i prezzi del petrolio a causa della chiusura di fatto dello stretto, che prima del conflitto dava il transito a un quinto delle spedizioni petrolifere mondiali.

L’annuncio di venerdì scorso sulla riapertura dello stretto aveva causato uno dei cali giornalieri più bruschi dei prezzi del petrolio nella storia, e i mercati azionari hanno raggiunto nuovi massimi storici nella speranza che l’interruzione si concludesse presto.
Il fatto che la riapertura non sia ancora avvenuta come previsto, potrebbe generare nuova volatilità alla riapertura dei mercati questo lunedì mattina.
Sebbene i colloqui a Islamabad si siano conclusi senza un accordo la scorsa settimana, nella capitale pakistana sono state adottate misure di sicurezza in preparazione di possibili ulteriori incontri.
Le autorità cittadine hanno bloccato il trasporto pubblico e il traffico merci pesante in città e hanno steso rotoli di filo spinato vicino all’hotel Serena, dove si sono tenuti i colloqui della scorsa settimana. Domenica l’hotel ha chiesto agli ospiti di lasciare la struttura.

Nel centro di Islamabad era presente un nutrito contingente di polizia ed esercito, ma i protocolli di sicurezza non sembravano essere allo stesso livello di quelli in vigore prima del primo round, quando il vicepresidente JD Vance guidava la delegazione statunitense.
In precedenza, il viceministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, aveva affermato che per proseguire i colloqui sarebbe stato necessario concordare un quadro d’intesa.

Sembrano comunque esistere alcuni piccoli avanzamenti nelle trattative diplomatiche, che vanno però accolti senza esagerato ottimismo.

E perché?

Non sicuramente perché Trump e Netanyahu vogliono la pace nel mondo, o vogliono rendere serene, sicure e piú ricche le popolazioni mondiali (soprattutto quelle europee), anzi.

Forse perché la veloce diminuzione (spreco) delle armi US-raeliane espone i rispettivi  eserciti ai precisi attacchi missilistici di ritorsione Iraniana (anche contro i ruffiani paesi del golfo).

Ma va tenuta in conto anche la situazione politica interna agli USA, sempre piú difficile per Trump, che per poter procedere con I primi negoziati di Islamabad ha dovuto persino fermare i raid aerei sul Libano dello stragista Netanyahu (che si è detto “scioccato”, poverino, per l’ordine intimatogli dal suo amico americano)…

La pressione interna agli USA su Trump per trovare una via d’uscita dalla guerra è aumentata, mentre i suoi colleghi repubblicani si preparano a difendere le loro risicate maggioranze al Congresso nelle elezioni di medio termine di novembre, con i prezzi della benzina negli Stati Uniti alle stelle, l’inflazione in aumento e il suo stesso indice di gradimento in calo.

Il capo negoziatore iraniano, Qalibaf, ha dichiarato ai media statali che i colloqui a Islamabad hanno fatto progressi, ma: “C’è ancora una grande distanza tra noi”.
“Ci sono alcune questioni su cui insistiamo… Anche loro hanno dei punti fermi. Ma queste questioni potrebbero essere solo una o due.”
Quando i negoziatori statunitensi e iraniani si sono incontrati lo scorso fine settimana a Islamabad, Washington ha proposto una sospensione di 20 anni di tutte le attività nucleari iraniane, mentre l’Iran ha suggerito una sospensione di tre-cinque anni, secondo fonti a conoscenza delle proposte.
In una dichiarazione, la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha affermato che in caso contrario la marina iraniana è pronta a infliggere “nuove amare sconfitte” ai suoi nemici.
Il cessate il fuoco di due settimane nella guerra con l’Iran scadrà nelle prime ore di mercoledì. Israele e Libano hanno annunciato un cessate il fuoco separato la scorsa settimana, aprendo la strada all’annuncio da parte dell’Iran della riapertura dello stretto.

Insomma la situazione è tutt’altro che chiara e sopita, mentre affermazioni e smentite (soprattutto di Trump) fioccano continue e mentre i prezzi di beni e servizi, soprattutto in Europa e in Occidente, non appaiono fermarsi.

E oggi una nave militare USA ha pure colpito un cargo iraniano nello stretto di Hormuz, cui seguiranno contrattacchi iraniani (già dichiarati…)

Staremo a vedere, ma senza grosse illusioni.

Al prossimo aggiornamento.

Anna

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