Ucraina-Russia: “Pace vicina, accordo lontano”
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Ucraina-Russia: “Pace vicina, accordo lontano”
Già il titolo di questo articolo fa capire che Trump e compagni di merende usano termini dissonanti per portare a spasso gli ingenui e i “poveri in spirito” che credono alle favole del Mainstream. Ma andiamo per ordine.
L’incontro di poche ore fa, fra Trump e Zelensky a Mar-a-Lago conferma progressi nei negoziati e un miglioramento nei toni, ma le concessioni territoriali restano un ostacolo difficile da superare.
Secondo Donald Trump, un accordo per fermare la guerra in Ucraina sarebbe completo al 95%. Tuttavia, questa percentuale – evocata dal presidente americano dopo l’ultimo incontro con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky – fa capire quanto quel restante 5% sia politicamente e strategicamente decisivo. Il summit, durato oltre tre ore, si è svolto a Mar-a-Lago, la residenza privata di Trump a Palm Beach, in Florida, e ha visto i due leader faccia a faccia in un contesto informale ma carico di significato politico.
Nessun annuncio risolutivo, ma diversi segnali. Il colloquio ha chiarito i contorni della trattativa: progressi reali, un clima meno teso rispetto al passato ma, soprattutto, nodi ancora irrisolti su territori, garanzie di sicurezza e impianti strategici. Trump ha parlato di un processo “molto complicato”, che richiede tempo e cautela, mentre Zelensky ha ribadito l’urgenza di una soluzione che garantisca la sopravvivenza dello Stato ucraino. Come sottolinea un’analisi di Axios, il negoziato entra ora nella sua fase più delicata, quella in cui ogni concessione pesa più di quanto sembri e in cui il contesto – dal luogo dell’incontro alla tempistica scelta – diventa parte integrante del messaggio politico.
“Metodo Trump”: dialogo aperto, tempi incerti?
Trump ha ribadito di non avere scadenze prefissate, ma ha lasciato intendere che questo sia per lui il momento più favorevole per chiudere il conflitto iniziato nel 2022. Parlando ai giornalisti all’uscita dalla sua villa di Palm Beach, dove spesso riceve leader stranieri lontano dai protocolli della Casa Bianca, il Tycoon ha spiegato che “o finisce ora, o andrà avanti molto a lungo”. Un’affermazione che riflette sia l’impazienza del presidente sia la consapevolezza dei limiti della mediazione americana. I colloqui proseguiranno nelle prossime settimane, coinvolgendo Stati Uniti, Ucraina e probabilmente anche gli interlocutori europei, con possibili nuovi incontri a Washington. Trump ha anche confermato l’intenzione di risentire Vladimir Putin, sottolineando che senza il via libera del Cremlino non esiste un accordo praticabile. Tuttavia, come sottolinea The Guardian, il contesto resta segnato dai pesanti attacchi russi contro città e infrastrutture ucraine, avvenuti anche nelle ore precedenti al vertice di Mar-a-Lago. Un elemento che rende più fragile ogni ipotesi di compromesso politico e che accompagna costantemente i colloqui.
Putin assente, ma centrale?
Anche se fisicamente lontano da Palm Beach, Putin è rimasto una presenza costante nei colloqui. Trump ha parlato con lui per oltre un’ora prima di ricevere Zelensky a Mar-a-Lago e ha annunciato un nuovo contatto nei prossimi giorni, ribadendo che il dialogo con Mosca resta aperto. È una dinamica che in passato ha suscitato diffidenze da parte di Kiev, soprattutto quando le posizioni russe sembrano influenzare notevolmente l’atteggiamento americano. Un passaggio chiave riguarda la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, occupata dalle forze russe e al centro di forti preoccupazioni internazionali. Trump ha definito la gestione dell’impianto un possibile terreno di cooperazione, affermando che “è un grande passo quando non viene bombardata”. La questione è diventata uno dei simboli della complessità del negoziato. Come evidenzia Politico, proprio questi dossier tecnici e apparentemente secondari stanno rallentando l’intesa più delle dichiarazioni pubbliche, anche quando i leader si incontrano in contesti informali come quello di Mar-a-Lago.
Territori in cambio di pace?
Il vero ostacolo resta la questione delle concessioni territoriali, tornata al centro del confronto a Palm Beach. Zelensky sostiene che il piano di pace formulato da Kiev, strutturato in 20 punti e presentato agli americani in Florida, è condiviso al 90% e si è detto pronto a sottoporlo a referendum, come previsto dalla Costituzione ucraina, ma solo dopo un cessate il fuoco. Una condizione che Mosca continua a rifiutare, mentre le operazioni militari proseguono.
Insomma: “tutto bene, ma nulla di certo!”. Ecco il metodo Trump per “far finire” mediaticamente le guerre, che poi però si portano dietro, nonostante eventuali cessate il fuoco e tregue, molti strascichi non chiariti che spesso smentiscono le affermazioni e gli accordi stessi di pace.
Non è forse così per esempio per la tregua e la “pace” a Gaza, dove le violenze israeliane continuano lo stesso sotto gli occhi di tutti?
Non è forse così per Il conflitto strisciante che è ripreso in Indocina tra Thailandia e Cambogia, conflitto che Trump aveva dichiarato di aver fatto concludere con una tregua firmata frettolosamente e propagandisticamente sotto i suoi occhi?
Insomma solo il 2026 ci porterà la verità e la sorte del conflitto in Ucraina e nel frattempo BUON ANNO! Speriamo…
A presto
Anna
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https://numero6.org/attualita/ucraina-russia-pace-vicina-accordo-lontano/?aff=annaturletti




2 comments
insomma non ho mai sentito che la nazione soccombente voglia imporre condizioni alla nazione che sta vincendo, qualcuno dovrebbe forse spiegarlo a Zelensky quando non è in crisi per mancanza di droga. U.K., Francia, Germania ed anche Italia forse pensano che foraggiando il regime con miliardi la guerra può continuare all’infinito? Non hanno capito che i soldi vanno a finire in cessi d’oro, ville, appartamenti sparsi un po’ dappertutto per il pianeta?
Tanti cari auguri di buona fine e buon principio
Marino Danielis
Attenzione a UK e Israele.Grazie Anna e Alberto.Sereno 2026