UK: la FINE di Keir STARMER
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UK: la FINE di Keir STARMER
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Nel Regno Unito, la crisi politica che sta travolgendo il governo di Keir Starmer rappresenta uno dei momenti più difficili per il Partito Laburista britannico dalla vittoria elettorale del 2024.
Nel giro di pochi mesi, il premier si è trovato schiacciato da un mix di scandali, dimissioni a catena, crollo nei sondaggi, rivolte interne e accuse di cattiva gestione politica, fino ad arrivare a dichiarazioni che molti osservatori hanno interpretato come l’ammissione implicita di un possibile passo indietro.
Il detonatore principale della crisi è stato il cosiddetto “caso Mandelson-Epstein”.
Starmer aveva scelto Lord Peter Mandelson come ambasciatore britannico negli Stati Uniti, salvo poi essere travolto dalle rivelazioni sui rapporti molto stretti tra Mandelson e il finanziere e criminale sessuale Jeffrey Epstein. Le accuse riguardavano contatti prolungati, presunti pagamenti e perfino questioni legate alla sicurezza nazionale e al processo di “vetting” (cioè di controllo) governativo.
La vicenda ha assunto rapidamente proporzioni devastanti. Starmer ha ammesso pubblicamente che la nomina di Mandelson era stato “un errore”, sostenendo però di non essere stato informato completamente dei rischi emersi durante le verifiche di sicurezza.
L’opposizione e una parte dello stesso Labour party, tuttavia, hanno accusato Downing Street di incompetenza o addirittura di aver nascosto informazioni al Parlamento.
Le dimissioni hanno così iniziato ad accumularsi in modo impressionante.
In ordine cronologico, la crisi ha prodotto una lunga serie di uscite dal governo e dallo staff del premier:
- ottobre 2024: Sue Gray lascia il ruolo di Chief of Staff di Downing Street dopo settimane di tensioni interne e polemiche sulla gestione del governo.
- marzo 2025: si dimette il direttore della comunicazione di Downing Street, Matthew Doyle.
- maggio 2025: si dimette il collaboratore parlamentare Navendu Mishra.
- agosto 2025: lascia Nin Pandit, segretaria privata principale del premier.
- settembre 2025: si dimette James Lyons, direttore della comunicazione strategica.
- settembre 2025: Mandelson viene licenziato dall’incarico di ambasciatore negli USA dopo nuove rivelazioni sui suoi legami con Epstein.
- settembre 2025: si dimette Paul Ovenden dopo scandali interni relativi a messaggi offensivi e sessualmente espliciti.
- settembre 2025: lascia anche Steph Driver, altra figura chiave della comunicazione governativa.
- febbraio 2026: il potentissimo capo di gabinetto Morgan McSweeney si dimette assumendosi “la piena responsabilità” per aver consigliato la nomina di Mandelson.
- febbraio 2026: si dimette anche Tim Allan, direttore della comunicazione di Starmer.
- febbraio 2026: il ministro Josh Simons lascia il governo.
- marzo 2026: si dimette Ashley Dalton dal ministero della Salute.
- maggio 2026: si dimette il ministro per la tutela sociale Jess Phillips denunciando apertamente la leadership di Starmer.
- maggio 2026: lasciano anche diversi segretari parlamentari e collaboratori minori, tra cui Tom Rutland e altri esponenti laburisti delusi dalla linea del premier.
A tutto questo si aggiunge il caso di Angela Rayner, costretta a dimettersi nel settembre 2025 dopo problemi fiscali legati a una proprietà immobiliare. La perdita della vicepremier è stato un colpo durissimo per l’immagine di stabilità dell’esecutivo.
Nel frattempo, i sondaggi sono precipitati. Secondo rilevazioni recenti, l’indice di gradimento di Starmer è sceso fino a -44%, mentre la sua compagine, il Labour, avrebbe perso oltre mille seggi locali nelle ultime elezioni amministrative.
La crescita del noto politico “fuori dal coro” Nigel Farage e del partito Reform UK ha ulteriormente terrorizzato molti deputati laburisti.
Il premier ha resistito pubblicamente alle richieste di dimissioni, ma le sue stesse dichiarazioni sono apparse a tratti come quelle di un leader consapevole della fine imminente. In Parlamento ha detto di voler “combattere”, ma contemporaneamente ha iniziato a sostenere apertamente figure considerate possibili successori, come Andy Burnham.
Diversi osservatori britannici hanno interpretato questo atteggiamento come il tentativo di preparare una transizione ordinata. Secondo numerosi analisti, Starmer sarebbe ormai percepito dentro il Labour come un “leader ad interim”, incapace di ricostruire l’autorità perduta dopo la valanga di scandali e dimissioni, come riportato per esempio dalla nota testata inglese The Guardian.
Il paradosso è che Starmer era arrivato al potere promettendo serietà, competenza e stabilità dopo gli anni turbolenti dei Conservatori e del suo predecessore Rishi Sunak. Oggi, invece, il suo governo appare consumato dalle stesse dinamiche che avevano distrutto i precedenti esecutivi britannici: guerre interne, sfiducia pubblica, scandali e continue lotte per la successione.
Molti nel Regno Unito ritengono che la domanda non sia più “se” Starmer cadrà, ma “quando”.
Sicuramente a tutto ciò va aggiunto anche un paio di altri fatti che, almeno personalmente, mi hanno fatto balenare dei dubbi sulla “correttezza” e sulla validità politica del premier britannico.
- In prima battuta un primo Ministro britannico, che osteggia, come da sempre, la Russia (ricordate la spia britannica James Bond contro gli agenti russi?), ed è colluso con il corrotto Presidente ucraino Zelensky, non potrebbe essere anche lui coinvolto in sporche attività finanziarie? E perché no? E infatti perché, come è realmente successo, strani personaggi di origine Ucraina, nei mesi passati, avevano appiccato il fuoco a due proprietà immobiliari delle stesso STARMER? Pensateci…
- In seconda battuta, dallo scoppio della guerra scatenata da USA e Israele contro l’IRAN, la sua figura è sempre stata associata a ripetuti “tentennamenti politici”, e all’incapacità di prendere una posizione netta contro o a favore degli USA, storico alleato britannico. Prima pronto a dare le basi britanniche per uso bellico agli Americani e poi pronto a negare ogni coinvolgimento britannico contro l’Iran per non perdere consensi in patria, salvo poi concedere supporto agli USA di nascosto, STARMER ha completamente e personalmente perso la faccia, sia di fronte ai suoi elettori, sia davanti all’aggressivo Presidente Trump, che lo considera ormai un imbelle pavido.
Questa puó essere quindi la FINE della parabola politica (quasi una meteora) del laburista Keir STARMER.
Ma staremo a vedere nelle prossime settimane.
Un cordiale saluto e al prossimo aggiornamento.
Anna


